Esperienza di Mauro Bonfanti ad “Amici” di Maria De Filippi

Esperienza di Mauro Bonfanti ad “Amici” di Maria De Filippi

Dopo 4 mesi di lezioni settimanali, si è conclusa la mia esperienza come insegnante di canto lirico nella trasmissione “Amici” di Maria De Filippi sul canale Mediaset “Canale 5”.

Seguendo la strada tracciata dal mio Maestro Luciano Pavarotti, non mi sono mai imposto barriere alla diffusione dell’opera lirica: ho quindi ceduto alla richiesta da parte della produzione di portare il mio contributo in Tv e, nello specifico, in un talent show dedicato ai giovani: il programma “Amici” di Maria De Filippi.

A paper mio l’idea, in se stessa, presenta elementi positivi che hanno rafforzato la mia percezione di utilità in questa mia partecipazione: ho avuto modo di riscontrare sincero interesse per l’opera da parte di alcuni ragazzi che seguono questa trasmissione, unito a un tentativo di ritornare alle nostre origini musicali e far capire il forte legame e la correlazione tra musica “colta” e musica “leggera”.

Alla stessa stregua dei lati positivi, sono emerse però diverse criticità che senza dubbio pesano sul bilancio finale dell’opinione che si può evincere da tale attività: l’inconciliabilità di ritmi tra quelli televisivi e quelli di un serio studio del canto, contingenze di varia natura che portano a modificare continuamente l’agenda degli impegni, programmata con largo anticipo, che spesso va a discapito del lavoro e a volte trascende addirittura il rispetto della persona umana, l’esigenza che il pubblico, con regole che afferiscono alla sfera dell’interesse economico piuttosto che a quello della qualità, risponda positivamente.

Mi sento di affermare che durante la trasmissione “Amici” non si è potuta percepire tutta la ricchezza di sfumature appartenenti all’Opera lirica.

Essa non si può minimizzare con un ragazzo (pur talentuoso ma acerbo) che canti arie e canzoni con alcuni elementi di tecnica vocale operistica: questo, potendo in qualche modo risultare interessante, non è sicuramente Opera!

Far passare questo messaggio non aiuta a supportare il concetto che per poter cantare la lirica a livello professionale (sulle scene, in teatro) c’è bisogno di tanto sacrificio e impegno costante, rischiando così di avallare come corretto l’orientarsi unicamente verso un mercato discografico estero dove vive una certa Italia “da cartolina” che ci fa spesso sorridere e a volte vergognare.

Vorrei ringraziare coloro che hanno seguito questa mia fugace esperienza televisiva con interesse.

Rivolgendomi a chi volesse fare veramente il bene della nostra gloriosa tradizione musicale e a chi volesse continuare a coltivare dei “tenori”, dei quali l’Italia vanta illustrissimi esempi, per un futuro che sia corrispondente al nostro glorioso passato, dico che l’unica strada percorribile è quella di conoscere prima, e a fondo, cosa veramente sia l’Opera lirica con umiltà e coerenza, perché un tale patrimonio non venga vituperato.